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Etica di genere nell’Intelligenza Artificiale: algoritmi maschilisti e pregiudizi femminili

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  • Paola Velardi

    Paola Velardi

    professoressa informatica Università La Sapienza

L’intelligenza artificiale è applicata quasi ovunque nella società di oggi. A volte è abbastanza ovvio (come con un chatbot), a volte l’IA è nascosta “sotto le coperte” (come nelle moltissime applicazioni in cui gli algoritmi di AI vengono usati come supporto alle decisioni). Ed è sotto le coperte che si annida il diavolo: se gli algoritmi di intelligenza artificiale non vengono progettati con una specifica attenzione ai principi etici, possono incorporare pregiudizi e riprodurre stereotipi, anche di genere.
Famoso è il caso di un imprenditore danese che ha denunciato il fatto che a sua moglie fosse stato negato un aumento della linea di credito su Apple card, nonostante avesse parametri di credito più solidi dei suoi.
Spiegheremo in quali modi il pregiudizio può annidarsi in un algoritmo, e come accorgersene. Noteremo come uno dei problemi sia rappresentato dal fatto che il 90% dei programmatori sono uomini, uno sbilanciamento dovuto anche al forte pregiudizio che le donne nutrono nei confronti delle professioni informatiche. Le donne dovrebbero essere partecipanti attivi, anziché semplici beneficiarie, nella creazione di intelligenza artificiale e automazione.

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