Credi a ciò che vedi? Il sempre più sottile confine fra reale e virtuale

La diffusione di strumenti di manipolazione di immagini e video facilmente accessibili a un vasto numero di persone ha fatto crescere i problemi legati alla verifica di autenticità e alla credibilità dei dati multimediali. Il noto detto popolare “credo a ciò che vedo” non può più essere considerato un paradigma valido: oggi, quando si osserva un contenuto multimediale, non è affatto scontato il fatto di essere davanti a qualcosa di autentico e reale, quanto piuttosto al frutto di una rielaborazione o addirittura di una sintesi artificiale. Per questo è fondamentale disporre di tecniche che consentano di rilevare possibili alterazioni dei contenuti, specie quando queste sono realizzate in maniera talmente accurata da essere non percepibili ad occhio nudo.